In questi giorni c’è un bel fermento a parlare di ciclisti. Per le strade, al bar, al mercato, sembra che la pacifica e allegra protesta di salvaiciclisti stia trabordando dagli orli della rete per riversarsi, chissà, ce lo auguriamo, nel tessuto del nostro vivere quotidiano reale.
Tra mailing di officine varie, richieste di adesione, inviti a redigere volantini, comunicati per raduni piuttosto che per quell’altro evento non si saprebbe a chi dare i resti. Presenze a ipotetici biciexpò che sembrano infiammare l’area di contestazione di questa fiera prevista tra l’ 8 e l’11 marzo nella capitale; poco gradita, sembra, e inequivocabilmente promiscua la commistione a un biciexpò di un area riservata ai motori accanto alle bici. Una fiera che costa cara, 16 euro. Una fiera che ha come slogan veni,vidi,compra!

Facciamo quel che si può ad ogni modo questa è la nostra idea di mobilità e di urbanistica possibile. E’ scritta e pensata da “ciclista” per creare coesione nella campagna #salvaiciclisti con le realtà di traffico leggero che non usano la bici: camminatori (anche paseggiatori), corridori, fondisti, pattinatori etc.

Usatela se volete come credete, prendetene spunto, ritagliate, scopiazzate, riassumete, elaborate, twittate, bloggate, leggetela su un palco ma per favore, soprattutto, sforziamoci di spostare il nostro stesso baricentro, del concetto di mobilità, dal veicolo a motore che avete, se lo avete (quello che vi fa sborsare il vostro oro giallo per quello nero tutti i gg a caro prezzo per la vita) su un veicolo sostenibile, come la bici per esempio. Solo così è possibile contribuire attivamente al cambiamento.

“Salve a tutti i presenti,

Siamo qui e siamo traffico. Quello leggero, quello bello, quello pulito, quello che va a piedi, quello sostenibile, l’unico futuro pensabile, quello che pedala fiero e a testa alta tutti i giorni.

Purtroppo anche quello che muore tutti i giorni, sulle strade. Sulle strade dove dominano incontrollate masse di acciaio e motori da una tonnellata. Che travolgono e schiacciano ogni cosa e ogni essere vivente inconsapevole di questo pre-dominio

Noi siamo belli, noi non vogliamo dominare niente e nessuno, noi siamo per un organizzazione orrizontale delle politiche su tutti i livelli, anche e soprattutto quelle personali e relazionali.

Città a misura di bicicletta non significa volere il predominio sulle automobili o su futuristici (speriamo non troppo) veicoli eco-sostenibili. Noi lottiamo sulle strade nel quotidiano per affermare i nostri diritti insieme a quelli degli altri.
La regola d’oro che sentiamo volere emergere e condividere in massa è semplice. Precedenza del traffico leggero su quello pesante. A tutti i livelli. Questo è l’obbiettivo del livello di coscienza condiviso che ci poniamo in essere e di fronte.

Segno di civiltà indiscutibile di un luogo e di uno spazio abitato, condiviso e partecipato (agglomerato, città, paese, villaggio) è il valore del diritto alla mobilità di qualsiasi individuo sentito come paritario al diritto alla mobilità della maggioranza delle persone.

Deve e vuole essere sentita come una violenza giornaliera l’essere costretti a possedere, comperare, acquistare un veicolo a motore in quanto non esistono, per lo più, strade percorribili diversa-mente in sicurezza (allarghiamo per favore questo concetto di “strada” come spazio di tutte e tutti, in primis forse di chi non inquina, anche in senso economico, lato).

Strade percorribili dall’essere umano coi suoi mezzi. Questo significa sostenibile (sostieni te stesso).
Tanto più che i tempi sembrano veramente maturi in quanto è difficile sempre di più (e ciò sembra oltremodo positivo) trovare persone che non capiscano e non siano consapevoli dei danni che ci stiamo facendo tra incidenti mortali, inquinamento in-nonpiù-sostenibile e danno economico globale.

Tutt’al più la risposta è di rassegnazione, vediamo alzare le spalle, guardare nel vuoto e qualcuno pronunciare, sarebbe bello.. ma che possiamo fare, funziona così. E quando prendono, si prende coscienza, sembrano quasi volerti spiegare, folgorati dal sogno, tutte quelle cose che tu, che ti attivi in bici, a piedi, sui “mezzi” da anni, conosci così bene che ti hanno fatto venire la nausea chissà quanto tempo fa.

Gli amministratori delle nostre città si stanno schierando, chi con più chi con meno vigore ed entusiasmo, timidamente se vuoi, dalla parte di una nuova urbanistica, ri-pensata, ri-proggettata per la massa, respirabile e sostenibile, oltre la seconda settimana del mese (una volta era la terza, ma siamo in decrescita, felice ma decrescita). Vi siete chiesti perchè? Secondo me perchè non vi è alternativa.
Abbiamo il coraggio di guardare oltre, insieme, in massa. Così siamo cresciuti, sul web, stimolati e stuzzicati dal “the times”. Novemila e oltre salvaiciclisti (e il trafficoleggero) che tentano di indirizzare le politiche per una mobilità a misura di uomo e di ambiente. Perchè non aderire?”


  1. Bella, quasi poetica, ma a un pubblico assolutamente “materialista” (chi va a lavorare in auto desidera solo impiegare poco tempo, e del resto se ne frega) magari servirebbe di piu` un semplice dato e cioe` che in citta`, per spostamenti sotto i 5km, la bicicletta e` DI GRAN LUNGA il mezzo piu` veloce. Tutto il resto e` roba che va bene per noi fricchettoni idealisti ecolgisti eccetera. Ma i “materialisti” sono la maggioranza, e sara` solo con argomenti altrettanto materialisti che potremo ottenere qualcosa, temo :-/

    • ottima osservazione. in effetti scrivendo “danno economico globale” e “che vi fa sborsare il vostro oro giallo per quello nero tutti i gg a caro prezzo per la vita”, pensavo proprio al piano fisico, materiale. grazie




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